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La mia prima orchestra virtuale

Primi anni novanta. Frequentavo il corso superiore di Composizione al Conservatorio di Verona. Arrivò un nuovo docente, il m° Paolo Troncon, che negli anni successivi sarebbe diventato direttore del Conservatorio e presidente della conferenza dei direttori di Conservatorio italiani. Era un insegnante sensibile alle nuove tecnologie che, in quegli anni, stavano emergendo rapidamente. Fu uno dei primi ad applicare l’uso del computer nella didattica della composizione musicale e all’interno di una scuola di impostazione classica e conservatrice veniva visto con un certo sospetto o considerato una specie di “sognatore”. Il tempo, invece, gli avrebbe dato ragione.

In quegli anni, con i soldi delle lezioni di pianoforte, avevo deciso di acquistare un computer per utilizzarlo per fare musica; ero stato folgorato da un Macintosh che avevo visto in uno studio di un amico studente di Musica. Spesi una follia per acquistare un Macintosh LCIII con 4 Mega di ram! E una stampante a getto di inchiostro nero che, all’epoca, costava una follia.

Iniziai a condividere i miei lavori digitali con il nuovo docente e con la classe di Composizione. Ricordo che non c’era un aula attrezzata e le lezioni specifiche venivano svolte all’interno della biblioteca del conservatorio, unico spazio dove era presente un computer Macintosh. Era un SE30 all-in-one, con piccolo monitor integrato. Cominciammo ad usare software di notazione e di registrazione midi. Spendendo un’ altra fortuna acquistai in quegli anni un modulo sonoro che era considerato il top dei sintetizzatori orchestrali. Il modulo midi era il Proteus 2, prodotto dalla EMU. I suoni orchestrali erano, per l’epoca, veramente eccezionali e verosimili, soprattutto gli strumenti a fiato. Un po’ meno riusciti erano gli archi.

Incominciai a trascrivere i miei compiti di composizione utilizzando sia il software di notazione che quello di registrazione digitale utilizzando il modulo sonoro. In questo modo era possibile sentire quale era l’effetto reale di una determinata orchestrazione. Potevo sentire realmente come “suonavano” le mie partiture orchestrali. Il risultato era incredibile ed impensabile fino a qualche anno prima.

Lavoravamo sulle variazioni sinfoniche. Tra i miei files, a distanza di oltre un ventennio, ho ritrovato 6 mie variazioni “scolastiche” scritte in quel periodo: tre su tema di Schubert e tre su tema di Elgar. Le condivido per ricordare quel periodo e per ringraziare il M° Troncon che mi ha guidato nel “nuovo” mondo dell’orchestra virtuale. Qualche anno dopo, all’esame di diploma, portai il mio “preludio sinfonico” sia in forma cartacea che in forma digitale, così la commissione ebbe la possibilità di ascoltare l’esecuzione orchestrale di quanto scritto, anche se il tema dato dal Ministero, in quell’anno (1997), fu veramente brutto.

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