Sono un insegnante?

Sono un insegnante? Non so rispondere a questa domanda.

In questa incertezza costante mi piace, ogni tanto, ricordare alcune esperienze che ho avuto la fortuna di vivere e condividere in diverse situazioni scolastiche. Oggi ne citerò un paio per me particolarmente significative.

  1. Alcuni anni fa, in una scuola media, ho partecipato attivamente ad un particolare progetto scolastico che prevedeva la realizzazione di un film, interpretato dai ragazzi, che rievocava una celebre battaglia risorgimentale avvenuta nel vicentino. Venne così realizzato un cortometraggio in esterno e sui luoghi storici dell’evento. Io mi occupai dell’aiuto regia, delle riprese e del montaggio. Fu un’esperienza di “vera” scuola e il dvd, spedito a Roma, ricevette il plauso del Presidente della Repubblica.
  2. president

 (la lettera indirizzata alla dirigente di allora, inviata dall’ufficio del Presidente della Repubblica)

  1. Ho sempre lavorato come insegnante di sostegno e di musica. Ma soprattutto la funzione di docente di sostegno mi ha spesso messo alla prova con casi problematici di vario genere, non solo legati alla disabilità. In un particolare triennio, ho lavorato in una classe problematica dove, la presenza di alcuni ragazzi ripetenti e particolarmente “ribelli” condizionava lo svolgimento regolare delle lezioni delle varie discipline. Avevo notato che uno di questi ragazzi, particolarmente apatico e oppositivo verso la scuola , in generale, mostrava un certo interesse per il disegno con una vena personale di ironico espressionismo. Per “attiralo” verso la scuola gli proposi di dipingere un graffito personale su un muro lungo più di 10 metri che fungeva da base ad un piccolo palcoscenico scolastico. L’idea fu accolta con entusiasmo e il lavoro duro diverse settimane. Alla fine ne usci un disegno in stile ” street art” con una frase stilizzata che credo dicesse “life is love” o qualcosa di simile. il ragazzo si appassionò talmente a questo stile che divenne, poco a poco, un vero writer artista. Tornai qualche anno dopo in quella scuola, per assistere ad uno spettacolo, e vidi che i colori smaglianti di quel graffito erano stati coperti con un lungo telo di stoffa nera. Provai una certa malinconia. La passione espressiva aveva avuto però il sopravvento e i “dipinti” del ragazzo furono, da allora,   sempre più perfezionati e originali e oggi sono incredibilmente autentici e di qualità. Gli chiesi di farmi anche un opera personale dedicata, che conservo ancora. Ricordo anche con particolare emozione, che i tre ragazzi che sembravano irrecuperabili, mi telefonarono a casa quando nacque mia figlia, per farmi le congratulazioni. E il contatto è rimasto anche dopo diversi anni, tramite i social.
  2.  Ecco il graffito dedicato (con il mio cognome stilizzato) ..graffito
  3. ..ed ecco gli ultimi graffiti:
    g1 g2

Sono queste esperienze sul campo “Scuola” che , ancora oggi, mi fanno ripetere la domanda:

sono un insegnante? Non so ancora rispondere, però ho tentato continuamente di esserlo e, qualche volta,

credo di esserlo stato veramente.

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